La poesia è il salvagente cui mi aggrappo
quando tutto sembra svanire.
Quando il mio cuore gronda
per lo strazio delle parole che feriscono,
dei silenzi che trascinano verso il precipizio.
Quando sono diventato così impenetrabile
che neanche l'aria riesce a passare.

Kahlil Gibran

Sei scritti ... dal 2002 al 2005


Vorrei ...

Vorrei innamorarmi ancora,
come succede in estate,
con il sole d'agosto
che ti stordisce
e ti ubriaca il cuore.
Così,
senti solo il calore
che incendia la pelle,
i sensi,
e tutto il profondo di te.
Vorrei innamorarmi
e perdere il senno,
provare l’ebbrezza del volo,
rimanendo seduta
a guardare tramonti
dietro ad una finestra.
Innamorarmi,
come si ama
nei pomeriggi del tempo,
che sono più lunghi
e più caldi
di quelli volati
e dissolti nell'aria
di tenera adolescenza,
ora,
un po' più adulta e rovente.
Ma io voglio l'oceano,
di passioni,
di parole e dolcezza,
voglio il tempo che è mio,
che sia solo un istante,
ma che sia quell'amore,
sognato,
rincorso,
cercato...
e perso ancora.

*****

OTTOBRE 2002








I miei occhi 

Ho dipinto il mio viso
e le mie labbra.

Ho messo quella veste bianca
spruzzata di cielo.
Come vela piegata dal vento,
mi ricade sul corpo.

Ho raccolto i capelli.
Con un fiore,
li ho stretti sul capo.
Ricordano
un campo straniero,
fiorito d'estate.

Ho cercato la donna più bella,
per portarla da te.

Ma non trovo bellezza,
nello specchio di stagno,
non trovo colori,
non trovo monili
nè fiori.

Di solo una cosa
io vedo la luce.
I miei occhi,
luminosi e grandi
come un mare d'autunno.
Spruzzati di verde.

I miei occhi
ricolmi d'amore,
l'amore per te.
***Marinetta
Aprile 2002









Silenzio

Sarò il silenzio
più cupo,
sarò , presenza del niente.

Sarò intere giornate
perse per sempre,
chiuse nel vento d'autunno.

Sarò silenzio
e presenza...

Sarò
le parole che ho perso.

Sarò un muto scandire
di ore
senza forme e colori...

Sarò ,il silenzio più cupo
e sarò ,
un pensiero per te,
al mattino,
alla sera , quando vorrai.

Un silenzioso pensiero...
Che qualche volta
sorride.

***
Marinetta ----- 2003


*********************




Gocce…



E’ passato il giorno del tuo compleanno.
Son passate le stagioni più fredde,
piene di colori,
e poi di neve.
E’ passato l’inverno triste e magico
con il suo candore e i tappi di spumante andati persi.
E’ passato…


L’inverno sembra una canzone fuori moda
ormai.

E’ passato un po’ di tempo,
non so se c’ero,
non tutti i giorni c’ero dentro alle emozioni.
Ma se l’emozione
è anche un pianto che non vedi,
allora, sì , io c’ero.

C’ero e ci sono
 perché il tempo non risparmia mai a nessuno,
né un inverno,
né un nuovo compleanno.
Né una lacrima,
né una stella,
né una mano da stringere.
Né un abbraccio tenero,
e neppure una voce lontana.

Quanto tempo!
Quanto di mio
 ho messo dall’alba al tramonto
d’ogni giorno.

Quanta vita , amore mio.

Camici bianchi
e corpi tra le mani.
Poche parole,
è passata una vita,
non ne conosco il nome.
Poche parole o forse troppe…

Ti ho raccontato gocce di tempo;
quello che va
e non si ferma mai.

E’ passato il giorno del tuo compleanno.

Gocce di tempo amore mio.

Fanne tesoro,
anche quando sono un po’ amare e sanno di sale.

***
Marinetta --- 2004

Non so…

Non so dove ho lasciato
l’ultimo sorriso.
Devo trovarlo,
ancora,
per poterlo donare,
deve arrivare a te.
Mi coglie adesso,
nel silenzio,
questo pensiero assurdo,
eppure , fa male pensare che ti penso
e non riesco a dirlo,
così come vorrei.

Non so dove ho lasciato,
il piacere di guardare il cielo,
di scrutarlo ad ogni ora,
per impossessarmi dei colori,
d’un alito di vento.
Dove sono andate
le magie di attimi,
l’abbracciare con gli occhi
i volti della gente
e camminare,
respirare,
gustarmi ogni marciapiede
che riconosce la mia ombra ad ogni ora.

Non so , dove ho lasciato
quella bambina che giocava con i grilli
e s’inventava mille storie.
Non so dove ho lasciato la poesia,
e gli attimi infiniti…
Non so,
dove l’ho lasciata,
la voglia mia di credere.

***
Marinetta 2004



Ali di stracci

Un’ala mi copre,
un’ala di vento…
Forse quella di un angelo,
o solo gli stracci
del tempo perduto.

Mi copre,
mi riscalda
e io torno bambina.
E sento parole,
antiche spezzate,
nenie di quel dialetto tuo,
che correva con me
tra vicoli stretti
di un paesello che ora,
dorme lì,
a un passo dalla mia mano.
E torno bambina,
e canto il dialetto
a me caro,
e corro felice, avanti a te
che chiamavi galline
e pulcini
a raccolta,
nei pomeriggi d’estate,
mentre piano
un sole caldissimo,
scendeva a baciare
un po’ il mare.
Un’ala di vento,
gli stracci del tempo.
Riscaldano sai,
e non sai quanto,
ora, che più mi mancate, ora
che quella bambina
così amata,
non ce la fa a crescer per bene.
Ali,
del tempo,
di un angelo nero.
Sempre così,
tutto di nero.
Solo il sorriso,
era caldo e vivo
e dolcissimo
come mai , forse mai più,
ho ritrovato.
Parole in dialetto,
giochi felici,
e gatti e galline…
Ali di stracci.
Neri, leggeri,
pieni d’amore.

Mi chiudo su me,
come feto nel ventre,
a cercar di sentire
ancora,
quel fruscio
d’ali di stracci.

*****

Marinetta –settembre 2005




2 commenti:

  1. Ciao!
    Ho trovato il tuo blog per caso, e mi è subito piaciuto per l'idea di "cassetto" che dà, una finestra web che porta reconditi tesori, più nuovi e più vecchi.
    Quest'ultimo post mette in contrasto diversi stati d'animo, con le loro metafore (stagioni in primis). Varietà e grande atmosfera, complimenti!
    Ti leggerò!
    A presto!
    RispondiElimina
  2. Ciao ... : )
    Grazie per aver lasciato un tuo commento. E' la prima volta che apro un blog ... L'idea è proprio quella di ... un "cassetto" come hai detto tu. Forse dovrei seguire meglio la cronologia, postare le più vecchie e poi via via ... In questo post le ho un po' mescolate ... Mi piaceva l'idea.
    Allora a presto e grazie infinite
    Marinetta
    RispondiElimina

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